Alessio Barcellini

VIAGGI

di Alessio Barcellini

Ho creato opere che sono il compendio di molti viaggi fatti in metropolitana e sui tram di Milano: ogni biglietto raffigura un insieme di emozioni dove di volta in volta ne predomina una in particolare. La cosa che potrebbe sorprendere è che questa, per molti, insignificante quotidianità è stata per me fonte di riflessioni e di crescita ogni giorno; sia che fossi in compagnia, sia che fossi in un popoloso deserto di viaggiatori anonimi, ho sempre trovato la positività dell’istante che mi permetteva di crescere nonostante i momenti difficili. Tuttavia la maggior parte delle persone, purtroppo, non considera un viaggio andare da una zona all’altra di Milano. Per questa maggioranza il viaggio deve essere un puro diletto estetico, un cambiamento di località e di routine per poter staccare la spina da una vita che, in fondo, non li soddisfa appieno. Allora va in cerca di qualcosa che non si trova in nessun luogo esteriore, corre verso il nulla e continua, finché non è esausta, e si adagia nello spleen che precede l’arrivo al porto, che i giapponesi chiamano ultimo viaggio. Si sente ovunque di gente che si sposta in ogni parte del mondo, per studio, per lavoro o per diletto: molto spesso però queste migrazioni nascono dal desiderio di staccare da una realtà negativa. Allora, dunque, il viaggio si carica di significati purificatori e di grandi aspettative, che forse nell’apparenza vengono anche realizzate, ma non sempre nello spirito; pochi però sono consapevoli del fatto che non può esistere alcun viaggio esteriore senza un parallelo viaggio interiore: altrimenti esso non è altro che una fuga da se stessi, un rifiuto della realtà, un frutto del sentimento di insoddisfazione o come diceva Pascal, una distrazione. Il tema principale di un viaggio è la ricerca della conoscenza che non è quella puramente geografica, scientifica o culturale, ma è soprattutto la conoscenza di sé: il vero viaggio è quello che ha come meta sè stessi. Molti purtroppo si perdono il percorso per arrivare presto al loro traguardo, diventano ciechi e impazienti, attendendo solo di giungere il prima possibile a quella meta superiore e artificialmente costruita che non possiederanno mai veramente. E’ ormai uso comune vedere la meta come qualcosa di esterno a sé, il che rischia di portare all’alienazione e a perdere il contatto con la realtà: guardando sempre fissi verso la cima del monte si rischia di cadere e (cosa molto grave) non si presta attenzione alle meraviglie che l’oggi ci regala, ovvero la terra su cui stiamo camminando ora e il cielo stellato sopra di noi. La civiltà occidentale è fatta di individui che non vedono altro che mete da raggiungere nel più breve tempo possibile; la tradizione spiritualistica orientale invece è composta di compagni di viaggio che si godono appieno il percorso e ne traggono tutto il positivo che è presente in esso: solo così arriveranno con pienezza e senza ansia alla meta. Se il viaggio, purtroppo, è diventato una moda vuota e consumistica che fornisce solo nozioni e appagamento superficiale e la sua traccia sull’uomo non è altro che una debole fiamma che si estingue subito, il Vero Viaggio è una iniziazione, è un desiderio di cambiamento interiore; senza questo possente sentimento ogni cammino è pura vanità! Possiamo dire quindi che la prima meta è partire: partire significa conosci te stesso ( Γνῶθι σεαυτόν), le tue capacità e soprattutto sviluppare al massimo la volontà che spinge all’azione. Molte persone dovrebbero iniziare così: uscire di casa e mettersi in cammino, ma senza programmare viaggi paradossali o assillare le mente con l’ansia del raggiungimento di un luogo: l’importante è partire, essere ricettivi e profondamente aperti, apprezzando soprattutto il viaggio, che può essere anche solo un giro in un bosco , in un parco o anche in una caotica città, il tutto però vissuto senza l’ansia di raggiungere una certa destinazione. Purtroppo viviamo nella cosiddetta civiltà dell’ansia, il che significa che siamo in un mondo che vive in funzione della propria negatività. Tuttavia, a piccoli passi, bisogna trasformare questa ansia in visioni positive della realtà, in agire finalizzato a fornire il bene a sé stessi e alla realtà che ci circonda, altrimenti saremo schiacciati da un peso insostenibile che molti chiamano stress, altri risentimento, insoddisfazione o noia, che naturalmente causa la maggior parte dei disagi nell’uomo.
A.B.

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