Il Paradosso della Lepre

    ESERCITAZIONE DEL 20/02/2016

MONOLOGO: IL PARADOSSO DELLA LEPRE

Indicazioni di scena:

Attore si trova al centro del palco seduto a gambe incrociate, vestito in maniera semplice ma avvolto in una coperta spessa.

Il gioco di luci è fondamentale: inizia al buio ma poi la luce lo svela piano piano senza mai far capire di che figura si tratti fino alla fine. Al termine è completamente illuminato

 

 

Monologo:

 

Avete mai sentito, voi, il rumore della neve? Forse non ci avete mai fatto caso ma non è silenzio né suono. È proprio un rumore. Se porgete l’orecchio con attenzione sentite cadere un fiocco alla volta. Sembra surreale invece è davvero così. È un attimo, ma se lo cogli poi prendi il ritmo e danzi su quella melodia e tutto sembra svanire piano piano. Ti accorgi che puoi diventare una sola cosa con il suono che ti circonda e salire sempre più in alto ballando senza sosta insieme alla vita.

Dalla mia tana ascolto il ritmo che scandisce le “mie” stagioni. So quando devo uscire per cercare cibo, so quando devo rimanere dentro perché il cacciatore sta arrivando. Quando sento l’allarme capisco che devo rimanere immobile senza neppure fiatare.

A volte passa distratto perché segue un’altra preda e il mio cuore, dopo un sussulto, riprende a battere: TUM, TUM, TUM. Poi, all’improvviso, un urlo straziante e si ferma di nuovo. Silenzio. Ascolto. TUM. Riprende ancora: TUM, TUM. Sono vivo. Ancora una volta.

Cala la notte ed io mi assopisco ma un orecchio è puntato fuori ad ascoltare se cadono i fiocchi. Tutto è buio. Tutto è silenzio. Non percepisco la melodia. È questo il momento peggiore perché potrebbe succedere di tutto: un concerto di suoni e luci potrebbe abbattersi senza tregua sopra la mia testa e dentro la mia tana.

Ormai nessuno più mi appartiene ed io non appartengo più a nessuno. Sono rimasto solo in questo mondo. Non conosco più i miei vicini né il paesaggio nel quale sono cresciuto. Tutto intorno a me è cambiato e forse lo sono anche io.

Passo le mie giornate nell’attesa. Ma cosa attendo poi? Di essere la prossima vittima di una crudeltà che non ha senso? Di essere carne da macello per una tavola imbandita di indifferenza? COSA STO ASPETTANDO? Silenzio. Un attimo, per favore. Forse lo so. Certo che so cosa sto aspettando.

Da questo barcone che si muove tra le onde fredde del mare, lo so.

Attendo di sentire, ancora una volta, il rumore della neve.


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