Un’esperienza in Africa di Damiano Pedrotti

Andare in Africa ad aiutare sia i bambini che la gente non significa per me donare e aiutare l’altrui ma bensì ricevere molto di più di quello che si pensa di dare. La cosa più inaspettata e’ sicuramente l’immensa gioia che provi, e’ una sensazione nuova che il tuo cuore non ha mai provato. E’ un’emozione che comincia pian piano ad entrarti e che sale in tutto il tuo corpo e il tuo spirito e che ti dona una pace interiore e nel medesimo tempo una sensazione di  felicità che ti fa’ perdere  il controllo di te stesso.
Vorrei rendervi partecipi di un’emozione incredibile, fortissima e indelebile. Ho conosciuto a Naibori, a Shalom House, Padre Kizito, un comboniamo che insieme ad altri i
ha fondato Amani ( nella loro lingua significa Pace), un’asociazione che recupera bambini dagli slam (baraccopoli di cui una sola ospita 800,000 persone) e che li accompagna nella loro crescita occupandosi della loro istruzione e della loro evoluzione.
Assistere a una messa di Padre Kizito è qualcosa che avvicina all’Altissimo indipendentemente dalla religione a cui si appartiene. padre Kizito e staff AmaniDurante la Messa i ragazzi suonano i tmburi e tutti gli altri partecipanti, compresi i bambini, accompagnano con i loro canti tradizionali. Vi assicuro che si crea un’atmosfera irreale, ma talmente spontanea che dal profondo comincia a salire un nodo alla gola e che presto si trasforma in un pianto di gioia e in quel momento ti sentì veramente un tutt’uno con loro e non esistono più differenti culture, razze o peggio ancora discriminazioni, ma esiste solo una cosa: L’AMORE per il tuo prossimo, per il tuo fratello, per il tuo simile. Realizzi finalmente il vero significato della parola Amore: comprensione, accettazione del tuo diverso, apertura, ma soprattutto disponibilità ad accettare tutto e grande apertura di cuore senza nulla chiedere. Quando incontri qualcuno per la strada e lo guardi negli occhi  lui immediatamente si ferma, ti tende la mano e ti chiede come stai e con un sorriso si informa da dove vieni  come ti trovi e con quegli occhi grandi e pieni di disponibilitàl ti trasmette amicizia e calore. Mi sembra uguale a quando ritorni da noi e per l’abitudine, che hai preso in quei paesi, dici buon giorno ad uno sconosciuto  e quello ti guarda in malo modo e ti va bene se non ti manda a quel paese. Un giorno parlando con un anziano mi ha detto:noi siamo poveri sappiamo che siamo nati qui e che qui moriremo, non avremo mai la possibilita’ di vedere il mondo, ma noi siamo felici e cerchiamo di regalare la felicita’ anche agli altri. Non parliamo poi di quando vai in un un villaggio e incontri i bambini!  Ti si fanno incontro con un sorriso grande come una casa, si stringono intorno a te’e chiedono soltanto di abbracciarti. Non sono vergognosi e non scappano dalla mamma o dal papà  ma ti fanno festa e, cosa strana per loro, ti accarezzano  perché vogliono sentire i peli che hai sulle braccia e che per loro sono sconosciuti. Ma la cosa che ti lascia di stucco e che ti commuove e’ la gioia e la commozione che ti trasmettono e senti in quel momento quanto è puro e sincero il loro sentimento per te’,sentimento che non chiede altro che di essere ricambiato. E’ li che l’emozione ti assale, e’ li che quel famoso nodo ti prende e ti accorgi che sono loro a donare qualcosa a te e non viceversa. Sono loro che ti offrono con sincerità quel poco che hanno!! lo fanno con semplicità che.ti disarma. In quel momento i vengono in mente le parole che tante volte ci vengono dette durante le meditazioni: semplicità, amore ( che non è altro che apertura e disponibilità e accoglienza verso gli altri) e umiltà. Quando ci invitano a mangiare ci danno con orgoglio i loro piatti di latta e mancando a volte le forchette ci pregano di usare le mani. Ora capisco il significato di condividere in tutto e per tutto ciò che si ha a disposizione! Non è il piatto che fa’ la differenza ma è il contenuto e la semplicità del gesto. Non si lamentano mai è ti fanno capire che loro sono fortunati perché hanno ricevuto aiuto.
Non ti chiedono niente, vogliono solo stare con te e farti festa, e quando tu gli porti qualche regalo (che devono dividerselo fra di loro) non li ho mai visti litigare ma al contrario ci giocano un po’ per uno a turno. Parlando  con gli anziani senti il loro attaccamento alla terra e il rispetto per essa, e la considerano un bene comune che non può essere di proprietà di alcuno e tanto meno può essere ceduta.

Nella foresta di Mau  vive la tribù degli Okieck  la  quale ha sempre vissuto di ciò che la terra gli ha offerto. La tribù e’ gestita dal consiglio degli anziani e quando decidono di uccidere un animale, per procurarsi un po’ di carne, mandano in avan scoperta  i giovani cacciatori, i quali dopo aver individuato un animale vecchio, riferiscono al consiglio il quale autorizza l’uccisione, e una volta ottenuta la preda, la dividono fra le famiglie.
La tradizione del miele e’ molto antica (anche se ottenuto in modo arcaico) e quando un bambino si inoltra nella foresta gli viene messo al colloâ una collanina con attaccato  un piccolo  contenitore di miele, in modo che se si perdesse avrebbe di che nutrirsi. Attualmente stiamo realizzando con loro un progetto di apicoltura  con delle arnie moderne,  in maniera tale da ottenere una grande quantità di miele,  che dopo essere stato raccolto e confezionato possa essere venduto in tutto il Kenia, fornire a questa gente un reddito e quindi un sostentamento che li possa rendere  autosufficienti.
Come ultima cosa  stanno partecipando al programma di riforestazione organizzato da Mani Tese e finanziato da vari enti e da varie nazioni con anche la realizzazione di varie serre per la semina e la crescita di piantine da ripiantare in
un secondo tempo nella foresta.

L’ultima esperienza che ho fatto è stata sul Lago Baringo nell’isola di Kiripari, dove a seguito di un conflitto con altre tribù, si sono rifugiati alcuni Masai superstiti con i loro numerosi bambini.  Qui hanno dovuto modificare il loro stile di vita, da pastori a pescatori e coltivatori, e inventarsi qualcosa per sopravvivere. Il dramma sono i bambini che non hanno niente.  I più piccoli fanno scuola sotto un albero, in ogni stagione e con qualsiasi tempo.  Abbiamo quindi deciso, con Mani Tese, di cominciare a costruire due scuole, una biblioteca, un pozzo, e, se riusciremo a trovare un po’ di fondi, a mettere i pannelli solari per dare elettricità e pompe per l’acqua.
Tutti i disagi e le difficoltà che si affrontano in questi viaggi non sono nulla in confronto alle emozioni e alla gioia di cui si riempie il cuore e l’animo nell’aiutare questi bambini e questa gente, che ci ripaga con una felicità immansa che, oltre la loro, è anche la nostra moltiplicata per mille volte Al ritorno da que
prima fotosti viaggi una pace e una tranquillità mi invade, e l’esperienza vissuta rimane in me come una pietra miliare del mio cammino.
( altre foto nella gallery: clicca qui  )

Damiano Pedrotti


Chi volesse ulteriori informazioni può scrivere a damiano40pedrotti@gmail.com

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