Salvator Dalì…..e la verità vivente

Relazione Astrologica di Laura Bottagisio presentata alla
XII giornata di Studi di Astrologia Morpurghiana
Milano, 18 maggio 2019

 

SALVADOR DALI’ ….E LA VERITA’ VIVENTE

“Tu hai sia una dimensione biologica che spirituale” mi disse la Maestra.
“Non rinunciare alla tua biologia per la ricerca dello spirituale
perché è attraverso la biologia che manifesti lo spirituale,
creando la Verità Vivente nella tua forma umana.
E questa Verità Vivente potrebbe essere la musica, la pittura
 o il talento di coltivare l’orto, la capacità di ispirare le persone,
o il sogno di comprendere alcuni aspetti della scienza celati all’occhio umano.
Quale che sia la forma che prende in te, non disconoscerla come qualcosa che ti impedisce di abbracciare i mondi spirituali dentro di te.
E’ piuttosto l’opposto: essa è il tuo abbraccio ai mondi dello Spirito”

 

Introduzione

 Sono sempre stata affascinata da come si possono esprimere i propri moti interiori attraverso l’uso di tele e colori. Ho avuto la fortuna di nascere e crescere su una piccola isola del Lago Maggiore. Nel periodo della mia infanzia e adolescenza l’isola era abitata da famiglie di pescatori e da personaggi figli di quel luogo e quindi imbevuti della magica atmosfera di allora. Si aveva la sensazione di vivere sospesi tra cielo e terra in un tempo senza tempo, nella fluidità del movimento continuo dell’acqua che proteggeva i nostri più intimi pensieri.

Tra i ricordi più vivi di quel periodo ci sono le chiacchierate con alcuni di questi personaggi, lezioni di vita che seppure bambina ascoltavo con grande interesse, senza peraltro comprendere molto! Ognuno di loro mi ha donato dei piccoli semi, sbocciati poi negli anni a venire. C’era chi mi insegnava che il mondo è fatto di simboli, quelli universali nati nella notte dei tempi e uguali per tutti, e quelli personali attraverso cui la Vita comunica direttamente con la nostra individualità. Era bravissimo nei disegni a china e ora con altrettanta maestria disegna yantra e mandala, gli stessi che un altro isolano doc mostrava a noi ragazzi al ritorno dai suoi continui viaggi in India. Come facilmente e spontaneamente si ‘entrava’ in quei disegni dalle perfette e affascinanti geometrie! Avrei in seguito imparato che esse sono costruite secondo il numero aureo, proporzione su cui si basa tutta la Creazione che si autorigenera secondo questa sacra geometria. C’era poi un pittore che nella stagione turistica si guadagnava da vivere con il bar di sua proprietà e nei mesi invernali volava nei suoi atelier di Parigi e Vienna. Ora che lui non è più, la sua casa è diventata un piccolo museo delle sue opere, visitabile su prenotazione. Lui mi ha insegnato come osservare un quadro e ascoltare che tipo di impatto emotivo suscita. Mi ha fatto conoscere Van Gogh, Paul Klee, Picasso e Dalì. Ricordo che la tensione percettiva che nasceva in me era differente per ognuno degli artisti. Entravo spontaneamente nelle tele di Van Gogh, facilmente in quelle di Paul Klee, provavo avversione per Picasso e inquietudine per Dalì. In seguito, il confronto del mio TN con il loro è stato per me illuminante…ma questa è un’altra storia!

Ora quella piccola isola è diventata preda di frotte di turisti, lo scenario è molto cambiato ma quel patrimonio conoscitivo è metabolizzato nella storia di coloro che, come me, lo hanno sperimentato e agito.

SALVADOR DALI’

Si può dall’osservazione di un TN affermare a priori se esso rappresenti quello di un genio o di una persona ordinaria? Più facile ovviamente è interpretarne i frutti, studiandone gli effetti si può facilmente risalire alle cause. Nella lettura del TN del neonato Salvator Dalì, avrebbe potuto un astrologo rintracciarvi i superlativi valori artistici di cui poi egli si è fatto portatore? Qual è l’elemento astrologico, se esiste, che permette di capire il superamento della soglia del visibile verso dimensioni sconosciute senza che questo comporti totale follia o inafferrabili deliri?
Quello che ora faremo è un breve e comodo viaggio nel TN di Dalì, ora che del suo fantasmagorico mondo sappiamo tutto, o QUASI TUTTO!

La mia inquietudine verso i quadri di Dalì scaturiva dai suoi orologi in liquefazione, ed era talmente insistente in me che mi precludeva ogni ulteriore approfondimento: perché mai maltrattare così il tempo attraverso lo strumento che lo scandisce? Oltre la barriera del tempo inscatolato c’è lo sconfinato ignoto, scandagliabile dalla mente umana solo attraverso i numeri, la geometria e il simbolismo. Ma ancora non lo avevo compreso.
Successivamente osservando il suo TN ho potuto rintracciarvi questa tematica nella sconcertante quadratura tra Mercurio-tempo rapido e Saturno in Aquario esaltazione di Nettuno, accompagnata da Nettuno stesso immerso nell’a-temporalità della casa dodicesima. Questa configurazione ha trovato perfetta espressione nella scelta pittorica di orologi che si prendono gioco del tempo incasellato, si afflosciano implodendo e trascinandosi appresso il velo che nasconde l’altra verità. Quale verità celata si può intravedere oltre quello squarcio? E quali conseguenze ne conseguono a tale visione?
È proprio Mercurio il perno da cui trae origine l’irrefrenabile impulso di distruzione e ricostruzione della forma nella continuità del messaggio subliminale che Dalì ha sempre cercato di veicolare attraverso le sue opere e attraverso sé stesso quale opera prima in cui creatore, creazione e osservatore diventano un unico soggetto, tutti e tre perfettamente integrati in un continuo divenire.

Due sono gli eventi che hanno ‘inchiodato’ Mercurio nel ruolo di mediatore tra il visibile e l’invisibile. Il primo è stato per Dalì scoprire l’esistenza di un fratello morto a tre anni esattamente nove mesi prima che lui nascesse, che portava il suo stesso nome e di cui i genitori gli avevano fatto credere di esserne quasi la reincarnazione. Il giovane artista si identificava a tal punto con il fratello morto, il primo originale Salvador, da sentirne quasi l’‘ombra in decomposizione’. Affermerà poi “Tutte le mie eccentricità, tutte le mie esibizioni incoerenti sono la costante tragica della mia vita. Devo provare a me stesso che non sono il fratello morto, ma quello vivo. Come nel mito di Castore e Polluce, uccidendo mio fratello, ho conquistato l’immortalità per me stesso”.
La posizione di Mercurio nel TN di Dalì è davvero speciale, il pianeta della mobilità si trova in Toro tra Marte e Sole in strettissima congiunzione. I tre pianeti, a causa del potere raffreddante di Saturno che dalla casa ottava invia loro una ‘gloriosa’ quadratura, si autoinfliggono l’onere di non godere spontaneamente i piaceri della vita e per il Toro, segno più edonista dello Zodiaco, questo blocco psichico non può che diventare lo stimolo, e la sfida, per ricercare gratificazione in altre vie. È come se la libertà d’espressione e di comunicazione, non potendo fluire comodamente attraverso lo scambio mercuriale, si incanalasse su binari del tutto originali e provocatori, attirando quell’attenzione necessaria per poter uscire dall’ombra della casa ottava ed entrare nella luce del Sole, in una continua rinascita.

Il secondo lutto richiama Mercurio nella sua simbologia di adolescenza poiché è a sedici anni che Dalì perde la madre adorata affetta da tumore ovarico, nella quale egli poteva veder specchiata in modo rassicurante la propria natura artistica, battagliera e provocatoria. Ma come uno specchio in frantumi riflette infinite sfaccettature di una stessa realtà, così la perdita della madre ha diviso in molteplici frammenti la personalità di Dalì e gli ha attivato la corsa alla ricomposizione dell’unità perduta. Dopo questo secondo lutto la tematica della morte diventa per lui molto pregnante e lo accompagna come un’amica fedele. La morte della madre vede protagonisti i due pianeti femminili: la quadratura di transito tra Venere in Ariete/Plutone in Cancro si sovrappone perfettamente alla quadratura di nascita tra Luna e Nettuno, tracciando il solco profondo tra il Femminile accogliente dell’abbondante e ridondante Venere in Toro e il Femminile castrante della Luna in Ariete molto lesa.
L’indiscussa maestria pittorica di Dalì, riscontrabile nel bellissimo trigono tra Venere in Toro undecima e Urano in sesta, diventa il canale espressivodove trova sbocco la straordinarietà delle sue opere che attestano la visione aperta oltre il velo del tempo, ma anche l’indomabile ambizione attivata e alimentata dall’Ariete in decima che ospita un Giove isolato e una Luna molto lesa, resa schiava dalla sua stessa energia repressa. Dirà di se stesso: ‘All’età di sei anni avrei voluto essere cuoco (Venere in Toro), a sette anni avrei voluto essere Napoleone (Luna in Ariete), e da quel momento la mia ambizione non ha fatto che crescere costantemente’ (At the age of six I wanted to be a cook. At seven I wanted to be Napoleon, and my ambition has been growing steadily ever since.)
 Il continuo gioco di rimpallo tra Venere e Luna è evidente, ‘incernierate’ dalla stessa opposizione Urano/Nettuno tra sesta e dodicesima, non possono che assoggettarvisi e assecondarne entrambe la potenza. Benedetta sembra Venere, maledetta la Luna, ma lo scambio dei ruoli di questo doppio Femminile è costante. La struggente accoglienza di Venere si trasforma in divorante sensualità e la falce vendicatrice della Luna diventa la spada che si apre un varco nella rassicurante ma immobile involutiva ordinarietà.
Nel 1929 Dalì incontra colei che incarnerà entrambi i pianeti: Gala Eluard. Nata dieci anni prima di lui, è sposata con il poeta Paul Eluard ma questo non le impedisce di diventare compagna di vita di Dalì e sua musa ispiratrice, punto focalizzante della genialità dell’artista. Gala, nata il 7 settembre 1894, presenta nel suo TN posizioni planetarie che attirano inesorabilmente i due.
Al momento del loro incontro i transiti per Dalì sono quasi ovvi: Urano si congiunge alla Luna sciogliendo la quadratura natale e Giove si congiunge a Venere dando ulteriore supporto alla sua natura taurina.

 

Orologi molli

Due anni dopo questo incontro Dalì dipinge uno dei suoi quadri più famosi, ‘La persistenza della memoria’, l’opera che dà inizio alla serie degli orologi ‘molli’, rappresentazione visiva del tempo tridimensionale in discioglimento. È datata 1931. I transiti di quell’anno riescono a delimitare l’indole inquieta dell’artista in un recinto che, sebbene aperto sullo spazio inter dimensionale, è in grado di creare un’àncora di sicurezza che impedisce il perdersi nel nulla. Mercurio non riceve più la quadratura di Saturno che invece lo raggiunge dal Capricorno con un bel trigono, Plutone da qualche tempo in Cancro sostiene finalmente il Sole. Tutto è pronto per il passaggio di Giove in Cancro, dalla dodicesima in avvicinamento all’Ascendente, che lascia campo libero alla memoria di poter iniziare a fluire, non più trattenuta e confinata ai minimi termini dalla quadratura natale Luna/Nettuno. Nettuno stesso transitando in Vergine, grazie a un sestile riprende il positivo dialogo natale con Venere, fluidificando il ritmo e annullando la funzione degli orologi che lo scandiscono.  La persistenza di Saturno in Capricorno può così scongelare la paura della morte e permettere all’Ascendente Cancro di aprire il rubinetto al flusso della memoria senza tempo, una memoria non ancora completamente libera di sperimentare un altro spazio che appare luminosissimo ma lontano, irraggiungibile dalla materia solida e persistente a cui è ancora legata per necessità biologica.

Questa tematica ha il superamento definitivo nel 1954, anno in cui Dalì dipinge il famoso ‘Corpus Hypercubus’ ma anche ‘Orologio molle al momento della prima esplosione’ e ‘Disintegrazione della persistenza della memoria’.

Con questi due quadri sugli orologi Dalì sembra volerci spiegare come usare il tempo più e più volte attraverso la memoria. La memoria si discioglie nel tempo, allarga il suo spettro percettivo e diventa Memoria Universale grazie alla quale noi tutti possiamo accedere all’onnipresente principio di Vita che opera a tutti i livelli e in tutte le dimensioni.  Trascendere spazio/tempo significa superare gli angusti confini dell’umana vita terrena, significa integrare la morte e viverla invece come una continua rigenerazione in cui si esplica l’azione trina di ‘nascere vivere divenire’.  Ogni istante, ogni battito di ciglia partecipa a questo processo evolutivo.

È ora Urano, pianeta dell’immediato presente transitato negli anni precedenti in dodicesima e annullata la sua opposizione natale con Nettuno, a varcare l’Ascendente Cancro amplificando il territorio di indagine conoscitiva che può avvenire solo per lampo intuitivo o attraverso precisi parametri geometrici.  Mercurio natale si inchina al volere di Urano che lo sostiene con un irriducibile sestile: nel primo dipinto l’orologio esplode in centinaia di frammenti (pare siano 888), nel secondo si apre lo scenario sulla multidimensionalità governata dalla Legge dell’Uno, verità cosmica che si disvela alla natura finita dell’uomo, e ormai conclamata anche dalla fisica quantistica e molecolare. Giove transitante su Plutone si appropria di una comunicazione sostanziale, voluta dal generazionale trigono Plutone in Gemelli/Saturno in Aquario, dove la mente non può accedere se non attraverso la perfezione simbolica. Giove sembra voler creare la fiducia necessaria per poter guardare negli spazi profondi dell’anima.

L’ultimo dipinto della serie degli orologi molli è datato 1974: un orologio ormai definitivamente ‘senza vita’ sorretto e trasportato da quattro figure in uno scenario luminosissimo senza punti di riferimento né alcun orientamento. Il tempo è ormai completamente trasceso, le ore sparpagliate a caso all’interno del display senza sequenza numerica non possono più scandire il tempo secondo il ritmo della tridimensionalità, tutto è immerso in un spazio senza confini, quell’orizzonte rappresentato nel primo dipinto.

 

Percorso Mistico 

 All’inizio degli anni ’50 Dalì intraprende un percorso di conoscenza religiosa, la sua devozione ai principi esoterici cattolici aumenta sempre di più e si fa sentire nelle sue opere. Nel 1951 dipinge ‘San Giovanni della Croce’ e ‘Contemplazione Cosmica’, lavori straordinari di grande potenza evocativa in cui inizia a prendere forma il messaggio cosmico universale di cui egli aveva già da tempo deciso di farsi portatore. A mio parere la sequenza delle tre principali opere sul tema della crocifissione descrivono le tre tappe fondamentali del cammino dell’uomo sulla terra. In ‘San Giovanni della Croce’ il punto prospettico è celeste, come se un’Entità cosmica osservasse l’uomo nella sua dimensione terrena, inchiodato alla croce della materia ma sospeso sull’acqua-mater-matrice da cui sembra dover, o voler, affrancarsi per poter trovare la propria unicità e ricongiungersi al principio creatore.
Il sacrificio di rompere i legami che inchiodano l’uomo alla grezza materialità si rende evidente nel famoso dipinto ‘Corpus Hypercubus’ del 1954 dove alla fluida base del lago si sostituisce un pavimento a scacchiera in cui è ben evidenziata la formella su cui la croce ipercubica era appoggiata prima di sollevarsi e apparire sospesa nello spazio. Il principio materno non è più rappresentato dall’acqua ma da una figura femminile, osserva il figlio che sembra voler offrirsi completamente a un’altra realtà, e con tutta la sua fisicità abbracciare una trasmutazione.
La croce, il quadrato e il cubo sono simboli usati per rappresentare la Terra e l’elemento terra; la croce ipercubica composta da otto cubi, è l’immagine del cubo che si sviluppa in 4D, rappresenta la possibilità di trascendere la materia e passare dalla terza alla quinta dimensione e oltre, transitando attraverso la quarta. Così il matematico e filosofo Bruno d’Amore descrive questo dipinto ‘è un Cristo redentore in un mondo più che tridimensionale’.

La simbologia ‘cubica’ non viene contemplata nel terzo quadro ‘Ascensione’ del 1958.  La croce è scomparsa, sostituita da un enorme girasole che si immerge in un sole eterico quale Padre celeste. Dell’uomo-cristo si vedono i piedi in primo piano perfettamente delineati, le mani nella tensione di afferrare un qualcosa e le braccia allargate a riceverlo. È raffigurato da una prospettiva terrena e l’occhio umano lo assiste nell’evento della sua ascensione. Il Femminile è presente nel volto di Gala che lo attende in uno stato di totale accoglienza, Padre e Madre si riuniscono al Figlio.
Ben noto è come la Natura si sviluppi e cresca secondo la spirale aurea, meravigliosa spirale, metafora della resurrezione dei corpi nella vita eterna (Daniel Bernoulli matematico svizzero del ‘700). Il girasole è uno dei tanti esempi, i suoi semi si sviluppano secondo la spirale logaritmica, è un fiore eliotropico che qui può simboleggiare la tensione costante verso la luce attraverso un percorso evolutivo.

I transiti planetari dal 1950 al 1960 sono molto interessanti, per limiti espositivi, ne estrapoliamo i due più significativi di Plutone e Saturno che con la loro azione congiunta operano insieme con l’unico obiettivo di risanare la ferita profonda che la morte crea…. Nel TN i due pianeti sono legati in rapporto di trigono, grazie al quale Plutone recupera le due sue postazioni di casa ottava e di Aquario esaltazione B. Dal 1950 transita nell’ultima decade di Leone ponendosi al quadrato di Saturno e della tripla congiunzione planetaria in Toro, Sole Mercurio Marte, che di anno in anno è sempre più messa sotto torchio dalle spire plutoniche del dio dell’oltretomba, custode della nostra ombra e della buia notte dell’anima. Le azioni dell’artista più sconcertanti e provocatorie sono di questo periodo in cui si inventa di tutto pur di infrangere la barriera del consentito e scioccare, sconvolgere le convenzioni dettate dalla mente.  Saturno in quegli anni percorre i segni del terzo quadrante da Bilancia a Capricorno, il fermento esistenziale di Dalì trova il suo apice nel 1954-55 con il suo transito in Scorpione che attiva la dialettica della croce-fissa, croce del desiderio e della sessualità, della vita e della morte. Nella sua simbologia legata ai quattro evangelisti quali testimoni dell’evento cristico vita-morte-resurrezione, è anche la croce che attiva in noi la possibilità di superare il limite temporale che viene imposto alla nostra anima dalla materia, di trascendere il tempo ‘inscatolato’ della fisicità e stabilire un contatto tra cuore fisico e cuore metafisico fuori dai ritmi dello spazio-tempo tridimensionale.
È anche un decennio che obbliga Dalì a un periodo di profonda riflessione in cui l’artista ‘riflette’ la sua immagine di uomo terreno in quella ben più universale di uomo quale figlio del cielo. Lui stesso si fa specchio per riverberare nelle sue opere l’immagine universale dell’uomo nell’evento taumaturgico del riconoscimento e identificazione con la luce, tappa finale di un percorso evolutivo a cui ci si arriva solo tramite la sofferenza o la consapevolezza.
 In quegli stessi anni dipinge ‘Contemplazione Cosmica’ (1951) e ‘L’ultima cena’ (1955), dove il richiamo alla geometria sacra è del tutto evidente, il dodecaedro è protagonista in entrambi.

Dei cinque solidi platonici legati agli elementi, il dodecaedro rappresenta l’etere, la quintessenza, quinto elemento e fulcro centrale che si attiva solo nel momento in cui i quattro elementi (Terra, Acqua, Aria, Fuoco) sono in equilibrio fra loro in un continuo armonioso dialogo. È allora che Mercurio si trasmuta da semplice messaggero alato in mediatore alchemico, che nel linguaggio astrologico ha connotazioni scorpioniche e trova terreno ideale nella casa ottava. In queste sue raffigurazioni Dalì riscatta totalmente il suo Mercurio natale così oltraggiato e perturbato da Saturno in ottava. Nella morte, la forma umana può assurgere e divenire secondo il processo trasmutativo dell’ascensione. Saturno si libera dalla strutturante natura capricorniana per assolvere la sua valenza aquariana che attinge alla dissolvenza di Nettuno.

Molti affermano che Salvador Dalì è stato uno dei pochi autentici rosacroce. Uno di essi è il noto simbolista Michele Proclamato, di cui uscirà il suo ultimo libro in autunno di questo 2019 dal titolo “Salvator Dalì: l’ultimo dei Rosa+Croce 
Il come, il dove e il perché della Legge dell’Ottava nei suoi quadri e nella sua vita
”. Così Proclamato presenta questo suo nuovo libro: “Pochi sanno veramente di lui, molti conoscono forse la sua immagine fintamente schizofrenica\paranoica. Il mondo conosce la sua opera. Quasi nessuno sa della sua veste di ultimo Gran Maestro Rosa+Croce, tanto meno si è mai reso conto di come, da un certo periodo in poi, tutta la sua pittura sia stata dettata esclusivamente dal sapere dell’Ottava e dai Solidi Platonici. Nessuno poi, ha mai visto in molte, moltissime sue opere, il Settenario celato in modi geniali, tanto meno ha capito il perché dell’utilizzo costante delle strutture cubiche e ipercubiche. È giunto quindi il momento di ricordare a tutti come la sua Cosmogonia fosse ben al di la di ciò che, miriadi di esperti, hanno ipotizzato. Di spiegare come e quanto le tre energie principali, morte, resurrezione e ascensione, fossero indissolubilmente legate alla sua settuplice capacità di dipingere e sentirsi immortale. Di riscoprire il suo codice segreto impresso in tutti i suoi scritti e lavori.
Io l’ho fatto ed è stato bellissimo” .

Laura Bottagisio, maggio 2019

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Bibliografia:

Lisa Morpurgo – tutti i testi

Eddy Seferian – La Grande Opera

 

 

 

 

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