Toro

TORO – segno fisso di elemento Terra – 21 aprile/21 maggio

 Secondo segno della sequenza zodiacale,  Toro alterna il ritmo veloce di Ariete con quello pacato e lento che gli è proprio, proverbiale è infatti la sua pazienza. È il ritmo che rumina e aspetta con tutta calma che ogni cosa avvenga al suo giusto momento.

Scendendo dalla testa, esso governa quella parte del corpo che va dalla mandibola inferiore all’attaccatura del collo; bocca, lingua e papille gustative fanno quindi parte della sua simbologia. Esse ci parlano di nutrimento, del piacere di gustare, del gusto alla vita e dell’assaporare non solo i cibi ma anche tutto ciò che è utile al nostro nutrimento affettivo. Toro non si accontenta di qualche sporadica manifestazione d’amore, ma sostiene  e promuove ogni forma di amore profondo atta a immettere in ogni nostra cellula quell’ energia capace di aprirsi un varco tra le difficili pieghe emotive di amori perduti e sconsolate sensazioni di abbandono. È legato alla terra in quanto madre che accoglie e che nutre tutte le sue creature senza distinzione alcuna.  Governa alcune ghiandole endocrine come la tiroide, importantissima, che tra le altre cose, regola il ritmo circadiano del giorno e della notte, secerne l’ormone della crescita ed è quindi chiaramente collegata al principio di vita.

Tutte le tradizioni che parlano delle dee madri hanno uno stretto rapporto con l’energia di Toro che anche nel suo glifo ci trasmette la sua valenza femminile. Rappresenta infatti un contenitore che, aperto, accoglie, proprio come l’utero che accoglie il seme per proseguire la discendenza e quindi la vita.

 Poiché i simboli lavorano su tutti i piani dell’esistenza, da quello più materiale e fisico a quello più spirituale, l’atteggiamento di accettazione e di accoglienza può manifestarsi anche a livello caratteriale e psichico, apportandoci quell’energia di apertura affettiva che può permetterci di sincronizzarci sulla ritmicità vitale del dare/avere per avere una vita più piena e spontaneamente gioiosa.

Questo è ciò che la nostra quota-parte Toro può farci come dono.


Il TORO secondo  LISA MORPURGO

In realtà il vero slogan del Toro sarebbe “io mangio” e sviluppandolo “io mi assicuro l’esistenza”. Questa è veramente la base del Toro e qui inizia quell’alternanza Ariete-Gemelli-Leone in cui l’io ha un’importanza estrema e il dispendio di energia viene fatto senza minimamente curarsi da dove arrivano tali energie, soprattutto per il Leone, che essendo egli stesso la fonte di energia non si cura assolutamente di procurarsela. Nelle curve discendenti che sono quelle che assicurano l’equilibrio della vita, troviamo Toro-Cancro-Vergine. Subito dopo l’Ariete troviamo dunque questo buon senso per il gioco importantissimo della vicinanza di Venere (Toro e Cancro) e di Mercurio (Vergine) al Sole che garantisce la suddivisione dei rischi di eccessi sia in senso conservativo-protettivo dei segni bassi (Toro, Cancro e Vergine), sia nel senso di spreco e vitalità dei segni alti (Ariete, Gemelli e Leone).

 Il Toro dice “non mi interessa l’io, ma mi interessa mantenerlo in vita”. Questo interesse per la vita è nel Toro completamente avulso dall’io, ossia il Sole in Toro non c’è, anzi è al quadrato del Sole in Leone. Per il Toro l’interesse per la vita non riguarda solo lui ma la conservazione della specie. Il Toro è l’unico che si preoccupa dei discendenti e che a loro resti “la roba”, vuole il bene immobile che viene tramandato e questo è dato dalla trasparenza di Saturno. Ha paura di morire povero in vecchiaia, paura che è data dall’importanza di Giove e dalla trasparenza di Saturno, il bisogno di continuità della famiglia e del clan-casa-seconda e vuole i beni da poter lasciare ai figli.
Ci troviamo in un segno dove tutti e quattro i pianeti sono femminili per presenza e per trasparenza.
La conflittualità con gli Altri scade completamente, mentre invece assume un’estrema importanza l’ambiente e la natura. C’è nel Toro il rispetto delle fonti di vita perché capisce che dalla terra viene il sostentamento della vita. Il condizionamento fa dire “ Come è bello avere i giardini, le piante, i campi e le vacche da mungere!”; c’è una gioia e un piacere in tutto questo. Siccome deve anche organizzare il futuro della vita, è ovvio che gli piacciono i bambini. È chiaro che da questo tipo di vita deve trarre un certo godimento, deve avere il piacere nell’accumulare e dilatare i mezzi per avere la sicurezza; se il condizionamento fosse solo un’imposizione, la gente si ribellerebbe..Il Toro vuole assicurare la vita a sé stesso e ai suoi discendenti.

Due Toro anomali ed emblematici sono per esempio Pannella e il Papa (Giovanni Paolo ii): la vita ad ogni costo e il suo prolungamento. Il Toro non è contro l’aborto, i segni femminili sono sempre per l’aborto perché esso è la controindicazione per la guerra; la lotta contro l’aborto è un’insicurezza della vita. Ovviamente ci sono i segni femminili che si inseriscono in un sistema patriarcale, ma il Toro uccide il bambino che nasce deforme, vuole la sicurezza della vita che esclude la malattia e la miseria e tiene conto della morte come un fatto naturale, perché vede nei figli il prolungamento della vita ma non della vita in assoluto contro la morte, che è tutta un’altra cosa. Il Toro vuole la continuità della vita non per sé ma per i suoi figli.

 Al contrario della Vergine che essendo un segno ani-lunare vuole la conservazione della vita in una fissità del presente, il Toro pensa allo sviluppo del tempo che va più in là perché ha Saturno in trasparenza e vuole quindi la durata e la continuità della vita con i mezzi per procurarsela. Naturalmente anche la Vergine vuole assolutamente avere i mezzi per mantenersi la vita ma è in una posizione molto più difficile perché va verso l’inverno, il Toro invece semina e raccoglie, pensa ai frutti e alla riproduzione delle vacche e delle galline che la Vergine deve bloccare (esilio di Giove). Salvo la trasparenza del Sole nel Cancro, nel Toro, nel Cancro e nella Vergine, non ci sono pianeti protagonistici e violenti e quindi non c’è questo bisogno dell’io di apparire; l’io si identifica con “la roba” e il possedimento, in più il ritmo automaticamente si placa.

 Questo ritmo del Toro “Io devo pensare alla sopravvivenza”, che è sopravvivenza della specie, fa sì che nel Toro ci siano degli organi sessuali di riproduzione. Nell’Ariete gli organi sessuali maschili sono troppo gratificati dalla presenza del Sole per vivere la sessualità come sensazione della riproduzione delle specie, nel Toro troviamo invece questo gusto riproduttivo della famiglia e del clan che si allarga (presenza di Giove), attenzione però perchè non sono gli Altri della Bilancia che si oppongono all’Ariete, nel Toro non c’è un’esatta percezione dei doveri verso il prossimo in senso lato ma sente dei doveri soltanto verso il clan che è da proteggere, da riprodurre, da allargare e fare arricchire. Con il Toro non siamo ancora ad un livello di socializzazione, in lui c’è un bisogno di conservazione e di da tramandare. Il problema degli Altri si è allontanato nel Toro; semmai gli Altri sono apparsi conflittualmente di fronte all’Ariete, mentre il Toro non si pone né il problema dell’io né quello degli Altri. Si pone invece un problema materiale di sopravvivenza.
L’impegno che gli spetta zodiacalmente è di provvedere all’alimentazione. Il dispendio di energie dell’Ariete, del Gemelli e del Leone non coinvolge un vero istinto sociale perché lo Zodiaco sembra dirci “l’io deve difendersi e io gli do degli estremi di condizionamento facendogli dire di essere il primo e il migliore, ma non posso fargli arrivare a fargli togliere il pane di bocca per gli Altri”. Il vero segno che tiene conto dell’importanza e dei diritti degli altri è la Bilancia, dove Giove non c’è. Ciò dimostra che per gli altri il pane di bocca non se lo leva nessuno. La necessità del Toro di badare alla sopravvivenza può coinvolgere il soggetto e il suo clan, ma non arriva a coinvolgere gli altri; ci sono dei limiti alla socializzazione. Il processo di socializzazione avverrà molto gradatamente e deve essere infuso nella testa dell’individuo prima attraverso il divertimento-casa-terza e attraverso il fatto che questi altri, che sono i compagni e i coetanei, si trasformino in compagni di gioco ed eventualmente in platea del proprio spettacolo plutonico esibizionistico (Gemelli). La conflittualità Io/Altri che il nostro Zodiaco pone come base essenziale, non può essere scavalcato alla leggera. Il primo segno che viene dopo questo io preponderante dice “un momento, è importante mangiare, bere, dormire e preoccuparsi che questi frutti che nascono dalla terra  e da noi stessi – i nostri figli – possano durare “ (Saturno in trasparenza): non siamo assolutamente giunti a un processo di socializzazione.

 L’affettività del Toro non va attribuita soltanto a Venere, perché la bontà e la generosità, appartengono a X. Forse perché Giove ha questa tendenza al divoramento assoluto e ha questo bisogno di possesso, la doppia associazione con X serve da deterrente. Nei Pesci lo troviamo associato con la Luna, dove la discutibile bontà dei Pesci ha questo grosso fatto che gli piacciono gli ammalati e i sofferenti; siccome un dodicesimo dell’umanità deve occuparsi degli ammalati e dei sofferenti, è giusto che i Pesci abbiano questo bisogno infermieristico che nasce dalla combinazione Luna-Nettuno-Giove in cui Giove ha una qualche funzione di dedizione.
Le virtù di calore e generosità del Toro esistono e devono esistere perché, per disancorare questo io che si è presentato in Ariete con tanta violenza, bisogna dargli una certa carica affettiva che l’Ariete ovviamente non ha, sostituendo la carica aggressiva con la carica affettiva senza tuttavia permettere che l’istinto sociale limiti questo bisogno di procurarsi il cibo. Il bisogno di procurarsi il cibo deve essere anche questo egoistico, perché se noi non diamo alla persona l’importanza di sé stessa non riesce a vivere, così pure se le diciamo che mangiare per lei è la cosa più importante del mondo, muore di fame. Per svolgere questo compito e tuttavia tener conto della procreazione dei figli e della natura, il Toro deve avere una carica affettiva che tuttavia, ripeto, non è ancora una carica sociale. Non ci sono ancora gli Altri, ma ci sono le persone che ama. Per le persone che ama, il Toro fa moltissimo; quelle che non ama non le vede neppure.

La trasparenza in Ariete della caduta di Nettuno si può giocare con la sua rozzezza. Nel carattere del segno, così come c’è una trasparenza dell’esaltazione, ci dovrebbe essere una trasparenza della caduta. La rozzezza dell’Ariete, la sua incapacità di attirare le raffinatezze che sono invece tipiche della Bilancia, si potrebbero giocare con la caduta in trasparenza di Nettuno. E la mancanza di protagonismo del Toro, questo suo totale disinteresse per il Sole protagonistico, si spiega in due modi: col quadrato al Leone, base del Sole-A e con la caduta in trasparenza del Sole-B, esaltato in Scorpione. Il Toro dice “mi procuro i mezzi per vivere”, il Cancro dice “mi procuro la protezione e i comodi per vivere”, la Vergine dice “conservo i mezzi per vivere”. Si sostituisce un ritmo egopatico con un ritmo pratico. Il Toro è il primo segno pari. Mentre i segni dispari esaltano il come-essere-io i segni pari esaltano il come-si vive. L’accento si sposta dal protagonismo dell’io alle necessità dell’io. I segni pari sono essenzialmente pratici, badano a occuparsi del modo di vivere anziché essere completamente presi dal proprio modo di essere. Il ritmo è vivace nei segni dispari e pacato nei segni pari.
Il ritmo del Toro è nettamente da “ruminante”. La fecondità del Toro è indubbiamente un elemento che ci porta di nuovo a una differenziazione tra la simbologia dei sessuali maschili e la simbologia di quelli femminili. Nei sessuali femminili l’atto d’amore prelude a una riproduzione, c’è quindi questa gioia che ovviamente l’uomo non prova, anzi semmai l’uomo può avere la nostalgia del parto, come dimostra il mito di Eva che nasce dalla costola di Adamo. C’è la gioia della riproduzione indipendentemente da quello che è l’atto sessuale, la gioia della discendenza. Questa gioia della discendenza appoggia quella nostalgia che il Toro prova per trasparenza di Saturno, che è la durata e la continuità. Il Toro può dire indifferentemente “io mangio” ma anche “io continuo a vivere”. Naturalmente il problema che si pone il Toro è quello della sussistenza (non della sopravvivenza, problema della Vergine).

 L’Ariete è sicuro che l’io è il primo ed è soddisfatto di ciò, il Toro sa che bisogna nutrirlo. L’Ariete fa le sue battaglie e i suoi duelli ma avrà bisogno di mangiare. Il Toro ha un sacro rispetto dell’alimentazione e di tutto ciò che può produrre l’alimentazione, la campagna, gli animali, i campi, gestiti e vissuti come fonte di vita. Da qui non c’è il furore di distruzione della Natura perché, anzi, il Toro su ogni lesione fatta alla Natura, ha la paura che gli venga a mancare il cibo che la Natura offre. Naturalmente i condizionamenti dello Zodiaco sono astuti: affinché il Toro mantenga questa Natura fertile e capace di riprodurre, deve amarla. Il Toro ama la Natura e il ritmo dilatante e pacifico del lavoro dei campi è quello del lavoro del Toro: il ritmo agricolo. Questo ritmo pacifico e lento non deve far credere che il Toro sia pigro perché al contrario è un grande lavoratore come tutti i segni di Terra, ha bisogno però del suo ritmo e del suo territorio che è dato da Proserpina (X). Nel Sagittario troviamo Proserpina in esaltazione, dove è il feto che cerca di conquistare l’utero e di allargarlo, nel Toro invece è un utero pacificamente raggiunto che deve essere salvato con i limiti del territorio sempre più dilatati.

 Una delle specialità taurine è quella di allargare il territorio partendo da una data base; il Toro è quello che compra la casa in campagna pensando che il vicino novantenne morirà e che lui potrà comprare la casa del vicino! È, questa, una dilatazione attorno a un nucleo prestabilito. Questa è una mescolanza della dilatazione di Giove e del bisogno di benessere dato da Venere, i due pianeti del buon vivere. Il Toro ama vivere bene senza le preoccupazioni estetiche della Bilancia, che vive con la nostalgia di Nettuno. (La Bilancia può avere un divano scomodo solo perché è l’ultimo design dell’architetto, il Toro invece ha bisogno di solidità e di durata). Naturalmente su questo ritmo non si può innestare una grande brillantezza e non possiamo proprio dire che il Toro sia un segno brillante. Ha una grande affettività che però è legata al clan, ama i ‘suoi’e non è l’amore degli altri della Bilancia, che con il senso della giustizia e l’amplificazione della nostalgia di Nettuno, trova che tutti hanno i loro diritti. Il Toro riconosce subito i diritti delle piante e degli animali e i diritti degli esseri umani, ma se non coinvolgono i ‘suoi’, li riconosce molto meno perché ha questa durezza saturniana che gli fa dire ‘devo durare e devo costruire il mio castello’.

Un altro elemento che viene dalla nostalgia di Saturno per trasparenza è la paura di unavecchiaia in miseria, anche perché, fatto fondamentale, Saturno si sovrappone esattamente a Giove. L’idea di salvare il denaro-Giove per questa vecchiaia misteriosa-Saturno che sa dietro è profondamente connaturata nel Toro. Il Toro tende però ad accumulare i beni che si vedono perché c’è il problema della visione. L’unico elemento protagonistico che può restare nel Toro, e per traslato nella Casa seconda, è l’immagine, il credere a quello che si vede. In sostanza un Toro che ha dei conti in banca che non si vedono, ha paura di non sembrare così ricco come vorrebbe.
Il comportamento taurino, ottimo correttivo del comportamento arietino, è la solidità lavorativa, un ritmo più lento e un profondo amore per la Natura. Non pensiamo però che il Toro sia un segno prolifico, perché non lo è. Il vero segno prolifico è il Cancro. Nel Toro il bisogno di sicurezza è tale che tende a misurare la prole (caduta di Mercurio). Vuole che i suoi figli vivano bene perché vuole che ai suoi figli si estenda la continuità dei suoi beni. Può essere prolifico quando è sicuro di lasciare ad ogni figlio le sostanze necessarie per sopravvivere. Naturalmente ha il senso del clan, dell’unione, della famiglia in senso lato, e di questi supporti affettivi che gli possono venire da persone consanguinee o abitanti nello stesso territorio.

 Lezione di Lisa Morpurgo del 1989

 

 

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