Resoconto del secondo incontro al Parco del Portello di ‘Milano Città di Luce’

Dopo la preparazione e la benedizione, siamo saliti all’occhio della collina serpentiforme e abbiamo formato un triangolo isoscele aperto sulla città. il Parco ha una buona energia (6.500 Bovis), ma il settore su cui dobbiamo operare è di 4.000 Bovis! dopo gli OM e « in Nome di Cristo Salvatore »:
« È giustappunto questo il momento che si aspettava, poiché questa direzione, che ha tanti di noi sembra poco conosciuta, è direzione molto importante, poiché è quella che va a sottolineare la possibilità che sulla Terra vi siano fonti di benessere, anche se, in questo momento, di benessere non si può parlare. Noi siamo sulla direttrice che, dal cuore di Milano là dove la Dea ha scelto di essere, va verso le montagne, verso quella grande difesa che ha permesso, a questo posto, di non ricevere le orde pesanti dei mali pensieri. Siamo, quindi, su una delle punte molto ben coperta e curata. Siamo qui, poiché abbiamo scelto di portare aiuto alla nostra città, abbiamo scelto di fare in modo che tutto questo sito cambi di energia e, con questo sito, tutto il quadrante che abbiamo dinnanzi e che va a raggiungere la precedente esposizione che abbiamo trattato e, più in là, il cuore di Milano. È importante che il nostro essere qui sia di Amore…….
……..Dai cieli giunge un ringraziamento, poiché tutti noi stiamo operando secondo la Volontà superiore, la Volontà che vede il cambiamento della Terra, e di tutti i siti della Terra, in funzione ad un processo che, nel Disegno dei tempi è riuscito a produrre Luce. Ed è per ringraziare il Cielo che noi facciamo tre Om: Om. Om. Om. »

Il livello energetico del rito è stato altissimo (ha superato i 120.000 Bovis) che nel pomeriggio si è assestato sui 18.000. Con il passare dei giorni, tutto il Quadrante si è posizionato sugli 8.500 Bovis. Dopo l’intervento siamo rimasti tutti nel Parco, sapientemente progettato dall’architetto stautnitense Charles Jencks.

Intervista di Laura Traldi
Il paesaggista Charles Jencks firma il parco Portello, raccontando con piante e fiori l’origine del mondo. Il nuovo polmone verde di Milano, il parco Portello, sembra un puzzle esoterico. C’è una lunga barriera verde che lo attraversa: un gigantesco nastro ondulato e in torsione, alto 20 metri e sormontato da pietroni simili a menhir. portelloC’è una collina terrazzata, solcata da due percorsi a spirale: uguali ma opposti, si incontrano al vertice e la fanno sembrare un mix tra la torre di babele e una ziqqurat sumera. Ancora, una delle passeggiate è una scacchiera interrotta da cerchi, disegni stellari, numeri e parole. Negli 80.000 metri quadrati che formano il parco, assediati da grandi arterie stradali e collegati al quartiere QT8 da un ponte, tutto è razionale. E decisamente controcorrente rispetto alle tendenze del garden design che inneggiano al look selvaggio. L’autore di questa sciarada di erbe, piante e fiori, realizzata sopra il cumulo di macerie della vecchia fabbrica dell’Alfa Romeo, è Charles Jencks, paesaggista americano visionario, costruttore di metafore verdi e percorsi allegorici. Appassionato di scienza, amico di Peter Higgs (quello del bosone) e di Jeremy Dewey Watson (il Nobel che ha scoperto il Dna), che scolpisce il verde sognando di trasformarlo in pensiero filosofico condiviso. Questa è una sua intervista.

Più che un giardino, il parco Portello sembra un mondo da scoprire.

«Lo è. Uno spazio verde urbano deve attrarre la gente come una calamita. Anche perché, banalmente, l’assidua frequentazione del pubblico salva un giardino dall’incuria e dalla micro-criminalità. Al Portello ho usato la natura per creare un racconto che impegnasse il visitatore in una sfida intellettuale. Che, spero, lo intrigherà così tanto da farlo tornare. Ovviamente, ci sono anche chioschi, giochi per bambini, un laghetto su cui pattinare d’inverno».

E per quanti vedono in un parco una meta di relax? 

«La gente è meno pigra di quanto si creda. Quando c’è qualcosa da scoprire tra le righe, tutti si soffermano. Provi a fare un indovinello. Quanti rifiuteranno la sfida? Ovviamente, se la soluzione è troppo complessa, ci sarà chi abbandona. Una sciarada urbana, per soddisfare tutti, deve saper proporre diversi livelli di lettura. Pensare, in un giardino, è fondamentale. E cos’è uno spazio verde, se non un luogo di lentezza? I percorsi e le forme simboliche che creo nei miei giardini sono un modo di far rilassare la gente nel verde».

Che metafore ha usato qui?
«Il parco è una rappresentazione dello scorrere del tempo. Qui viene suggerita dalla presenza di spirali e cerchi, le figure dominanti del progetto. Per accedere alla collina più alta, si cammina su un percorso lungo un chilometro, diviso in due eliche: due vie speculari che si incontrano in cima, dove si può ammirare la vista delle Alpi, una fontana e una scultura che rappresenta il Dna. La grande curva che attraversa il parco ha la forma delle spirali delle galassie. Il racconto continua nel Giardino del Tempo, la zona più raccolta di tutta l’area, protetta da un muro e da piante alte, come l’erba delle Pampas, e colorate, come il berberis rosso. A terra ci sono 182 pietre bianche e 183 nere: insieme formano i 365 giorni dell’anno solare, divisi in giorni e notti. A fianco, incise su lastre d’acciaio che costeggiano il percorso, ecco le incisioni con i mesi dell’anno. Gli interstizi sono pieni di fiori che emanano profumi diversi a ogni stagione: la mahonia japonica è gialla in inverno, le azalee sono fucsia in primavea, la choisya è bianca in estate e il ceanothus diventa blu in autunno. A terra, dei cerchi raccontano le quattro ere: preistoria, storia, presente, futuro. Le fasi lunari di 28 giorni sono indicate con degli anelli ai lati della passeggiata, così come i grandi eventi universali che hanno segnato 13,7 miliardi di anni: l’origine, la creazione degli atomi, delle galassie e della terra». http://lauratraldi.wordpress.com/